Perché da sola nessuna app basta
Il telefono è una casa. L'app ci abita dentro, il cavo ha le chiavi di servizio.
Immagina il telefono come una casa, e Android come la padrona di casa. L'app è
un'inquilina: vede le stanze in cui la padrona la fa entrare, e le vede tutti i
giorni. Ma alcune porte Android le tiene chiuse a tutti gli inquilini,
anche a quelli onesti — non per nascondere qualcosa, ma perché un'app che potesse
aprirle sarebbe pericolosa in mano a chiunque.
Il computer collegato con il cavo non è un inquilino: è il tecnico che arriva con
le chiavi di servizio. Entra dalle porte che restano chiuse a chi abita dentro. E
dietro quelle tre porte c'è quasi tutto quello che serve per passare da
«ci sono segnali» a «ecco cosa è, ecco la prova».
Per questo l'app da sola non è il prodotto completo, e nessuno che ti dica il
contrario ti sta dicendo la verità.
Prima porta chiusa
Chi sta parlando con chi
L'elenco delle connessioni aperte lo tiene il cuore del sistema, e alle app è
negato: verificato sul telefono, non dedotto. Col cavo si legge per intero.
Seconda porta chiusa
Il diario di cosa è andato storto
I registri di sistema raccontano i crash e gli errori: a un'app normale Android
non li fa leggere. Col cavo si aprono, e spesso lì resta la traccia.
Terza porta chiusa
Il traffico vero, non il conto
L'app sa quanto ha trasmesso ogni programma. Col cavo si cattura il
traffico e si legge con chi parlava, certificato alla mano.
E in più
Lo strumento di Amnesty International
Dal PC si esegue MVT, lo strumento forense pubblicato da Amnesty International
per cercare Pegasus e Predator, sugli indicatori pubblici aggiornati.